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Di suoni e di parole

Letteratura e musica a Ottobre Piovono Libri. I luoghi della lettura 2009
Pisa, ottobe-novembre 2009

Sarà il musicista polistrumentista Mauro Pagani a inaugurare lunedì 5 ottobre, al cinema Lumière (Vicolo del Tidi 6) di Pisa, la rassegna "Di suoni e di parole", che per oltre un mese proporrà alla città un’intrigante miscela di musica e parole con l’intento di avvicinare un pubblico sempre più vasto ai temi della letteratura.
 
Presentato dal giornalista Franco Carratori, il prestigioso autore milanese incontrerà il pubblico pisano in occasione dell'uscita del suo primo romanzo “Foto di gruppo con chitarrista”, edito da Rizzoli.
 
Nato nel 1946., Mauro Pagani è stato tra i fondatori della Premiata Forneria Marconi. Dal 1977 ha avviato un’intensa carriera da solista e molte collaborazioni illustri, fra cui quelle con Demetrio Stratos, Gianna Nannini, Vasco, Ligabue. Ha inciso dischi e scritto colonne sonore per Gabriele Salvatores. Dal sodalizio artistico con Fabrizio De André, lungo quattordici anni, sono nati capolavori come Creuza de Mä e Le Nuvole.
 
Forme alternative di presentazione delle opere in programma, dai reading con gli autori agli spettacoli musicali di accompagnamento alle iniziative, saranno gli ingredienti salienti di un festival che, ormai giunto alla sua terza edizione, a cura dell'associazione Memoria Delle Radici, si ripresenta ormai come un appuntamento classico dell’autunno letterario pisano.
 
Mauro Pagani e la sua "Foto di gruppo con chitarrista", la dub poetry della caraibica Jean Binta Breeze, "Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina", il jazz di Luca Ragagnin e del trio One Changes e i reading in musica di Maurizio Amendola con loop&bass di Fabio di Tanno. Tutto questo sarà "Di suoni e di parole. Letteratura e musica a Ottobre Piovono Libri 2009".
 
Di suoni e parole
Letteratura e musica a Ottobre Piovono Libri 2009
Pisa, 5 ottobre – 5 novembre 2009
 
Lunedì 5 ottobre, ore 21.15
Cinema Lumière, Vicolo del Tidi 6
Di suoni e di parole.
Foto di gruppo con chitarrista. Gli anni settanta di Mauro Pagani.
Ospiti: Mauro Pagani (musicista, scrittore), Franco Carratori (giornalista)
 
Venerdì 9 ottobre, ore 21.15
Caffè dei Cavalieri, Via Corsica
Affronta la realtà amico, tu sei un beat
Letture di Maurizio Amendola. Loop&bass di Fabio di Tanno.
 
Venerdì 16 ottobre, ore 21.15
Polo Didattico Carmignani, Piazza dei Cavalieri
Un amore supremo. Un secolo di uomini e note nel jazz di Luca Ragagnin
Esibizioni musicali del trio One Changes. Intervento e letture dell’autore Luca Ragagnin.
 
Sabato 24 ottobre, ore 21.15
Polo Didattico Carmignani, Piazza dei Cavalieri
Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina.
Ospiti: Vincenzo Santoro (autore), Tommaso Greco (docente universitario), Gabriele Mina (ricercatore)
Concerto, presentazione del volume e dibattito sul tema. Interventi musicali a cura di Gianni Amati, Annamaria Bagorda e Mauro Semeraro.
 
Giovedì 5 novembre, ore 21.15
Cinema Lumière, Vicolo del Tidi 6
Parole, suoni e visioni dal mondo. La “dub poetry” di Jean Binta Breeze.
Reading pubblico con proiezioni a cura della celebre cantante e poetessa caraibica.
 
Info: www.ritmimeridiani.it
Postato 03/10/2009
alle ore 21:07
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Categorie del post: musica, letteratura, eventi, pisa Grazie per i vostri commenti|commenti
In ben 12 anni di storia, il festival La Notte Della Taranta è riuscito ad affermarsi nel tempo come una delle operazioni di promozione territoriale più efficaci che la politica abbia mai saputo concepire in Italia. Catalizzando attorno a sè energie e risorse crescenti, ha stuzzicato sempre più l'attenzione dei media e l'interesse del pubblico, proponendosi a pieno titolo quale vero e proprio volano di sviluppo di un intero territorio.
Se tuttavia l'efficacia mediatica dell'evento ha prodotto risultati ragguardevoli, ciò che non ha saputo dimostrarsi all'altezza di cotanta fortuna pare sorprendentemente proprio la qualità della produzione musicale dei “concertoni”. Una costante approssimazione nel “rimaneggiamento” del repertorio popolare, la cronica mancanza di originalità negli arrangiamenti, se si escludono alcune interessanti ma sporadiche eccezioni, hanno caratterizzato quasi tutte le edizioni del prestigioso festival salentino. Il ricorso sistematico ad ospiti “di grido”, attinti al panorama del mainstream nazionale, ha solo talvolta colmato le lacune di uno spettacolo complessivamente gravato da una strutturata e patologica tendenza alla ripetitività.
Da questo punto di vista, il grande e pomposo concertone melpignanese che ha chiuso l'edizione 2009 del festival, ultimo atto della serie affidata al maestro concertatore Mauro Pagani, avrebbe certamente potuto tracciare un segnale più confortante di rinnovamento in vista dei prevedibili stravolgimenti del prossimo anno, anzichè risolversi in un clamoroso passo indietro rispetto ai buoni auspici della scorsa edizione. Intendiamoci, nessun orrore dal palco di Melpignano. Solo un generale e ostinato vuoto di idee, talvolta imbarazzante, che fa rimpiangere il tanto discusso Sparagna di qualche anno fa. La tecnica di riproposizione dei brani della tradizione è più o meno sempre la stessa. La linea melodica della maggior parte dei pezzi è lasciata immutata, mentre intorno vengono ricamati gli orpelli strumentali più svariati. Il tutto condito da una batteria a tratti martellante e da un uso disinvolto e poco attento delle voci che mortifica la raffinata varietà delle sfumature vocali tipica del repertorio popolare salentino. Anche la scelta degli ospiti appare indecifrabile. Spiccava quest'anno la presenza di Alessandra Amoroso, popolare vincitrice del noto concorso televisivo, la cui pertinenza rispetto agli obiettivi dichiarati dagli organizzatori del festival di “prendere la marginalità e farla diventare un valore” appare quanto meno discutibile.
Un'occasione mancata, insomma. Una chiusura del triennio di transizione affidato al maestro Pagani, nonchè della lunga era Blasi, che avrebbe potuto essere in grande stile e invece lascia l'amaro in bocca. Una serie di nodi rimangono da sciogliere, dal ruolo non ancora chiarito della neonata fondazione agli obiettivi della pianificazione culturale di cui si fa portavoce l'evento melpignanese, che non possono risolversi in una grande notte di festa una volta all'anno. Ancora oggi manca un archivio dei brani della tradizione salentina completo e facilmente accessibile. Non v'è traccia di una scuola di musica in grado di dare continuità alle esperienze proficuamente messe in rete nelle notti d'agosto. Non esiste alcun esperimento discografico capace di farsi strada fra le centinaia di pubblicazioni per lo più di bassa qualità che ormai costellano il panorama delle produzioni salentine e di varcare la frontiera del mainstream nazionale. In compenso, c'è la sfida vinta della promozione territoriale di cui va certamente dato atto ai protagonisti di questa incredibile avventura.
“E' giunta l'ora di ripensare la Notte Della Taranta”, ha sentenziato qualcuno. Superata la stagione dei messianismi, chissà che l'anno prossimo non possa essere finalmente la volta buona.
Postato 04/09/2009
alle ore 03:21
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A Milano i due concerti degli U2 in programma allo stadio San Siro il 7 e l'8 luglio prossimi rischiano il silenziatore. I 90 mila spettatori previsti per ciascuna delle due serate italiane del 360° World Tour dovranno stare attenti a non battere troppo forte le mani agli assoli di The Edge e a non accompagnare il canto di Bono alzando troppo il tono della voce. Pena il superamento del limite inflessibile dei 78 decibel imposto dalla ASL locale agli spettacoli di San Siro. Tanto per capire di cosa stiamo parlando, il volume medio della suoneria del vostro cellulare, da solo, arriva a superare sistematicamente i 75 decibel. Stesso dicasi per la sveglia che vi suona accanto al letto la mattina. Non parliamo poi del traffico cittadino. Una strada trafficata produce in media ben più di 70 decibel (continuamente, giorno e notte, 365 giorni all'anno). Una motocicletta che vi passa veloce sotto casa può sfiorare i 120 decibel.
La richiesta degli organizzatori del concerto di Milano consisteva nella possibilità di portare il volume del concerto da 78 a 80 decibel. Per 5 soli eventi in programma allo stadio quest'anno, un totale di 15 ore complessive di musica a stagione.
Il rifiuto da parte della ASL di concedere una deroga di soli 2 decibel per i concerti della storica band irlandese ha fatto infuriare (a ragione) non solo i promoter italiani del gruppo (che minacciano, giustamente, di abbandonare Milano quale location per i grandi eventi internazionali) ma anche lo stesso assessore alle Attività Produttive del Comune, che promette battaglia contro il bigottismo di certi comitati di quartiere.
La verità è che anche in questo campo l'Italia si conferma il solito paese delle banane. Per le strade delle nostre città si superano costantemente, giorno e notte, i limiti di inquinamento acustico considerati quali soglie di rischio per la salute umana dall'OMS. Ma contro i rumori molesti delle auto che circolano senza sosta sotto le nostre case o degli aerei che decollano continuamente da aereoporti vicinissimi ai centri abitati ben poche ASL si preoccupano. O, quantomeno, non lo fanno a tal punto da imporre una qualche forma di limitazione perentoria. Al contrario, 2 decibel in più di quanto fissato dai regolamenti, per una quindicina ore l'anno, diventano a Milano un tabù assoluto. Con una inflessibilità che finisce ovviamente per riguardare anche gli orari. E con risvolti che sanno di ridicolo. I memorabili ventidue minuti di bis non previsti al concerto milanese di Bruce Springsteen, che il 25 giugno dello scorso anno deliziarono i fan del boss con pezzi come Twist and Shout e American Land, costarono un avviso di garanzia all'organizzatore dell'evento, con tanto di rischio di condanna a tre mesi di galera. Tutto per aver staccato la spina alle 23.52 e non aver buttato giù dal palco il gruppo (una E-Street Band incontenibile e in gran forma) alle 23.30, come previsto. No, non sto scherzando. Nella città dell'Expo 2015, è proprio così che è andata.
 Insomma, come nella migliore tradizione italiana, la follia schizofrenica di certe istituzioni si sostituisce alla ragionevolezza e rovina la festa a quasi 180 mila giovani che credevano di poter assistere a una grande festa del rock in una rovente serata dell'estate milanese e invece si ritroveranno catapultati nello
scenario surreale dell'astronave di un 360° World Tour al silenziatore. Chi lo spiegherà a Bono e compagni? Ssssst..!
Postato 05/07/2009
alle ore 18:43
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Il 25 aprile è la festa della Liberazione dal nazifascismo, non la "festa della libertà", almeno non nel senso in cui la intende in nostro Presidente del Consiglio. Nessuno tocchi il 25 aprile!
Postato 26/04/2009
alle ore 00:17
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Secondo la leggenda pare che la data dell'8 marzo, scelta per celebrare la festa della donna nel corso di una conferenza dell'Internazionale Socialista agli inizi del 900, sia da riferirsi ad uno sciopero delle lavoratrici di una fabbrica tessile statunitense che protestavano per le durissime condizioni di lavoro alle quali erano costrette. Dopo diversi giorni di sciopero, il proprietario della fabbrica bloccò tutte le vie d'uscita dello stabilimento, che poco dopo fu devastato da un incendio. Molte operaie rimasero intrappolate fra le fiamme e per decine di loro non vi fu scampo.
Che questa storia sia verosimile o meno, forse poco importa. Quel che è certo è che col tempo la festa dell'8 marzo è diventata simbolo della rivalsa della donna nei confronti del ruolo di subalternità sociale al quale è stata da sempre relegata, nonchè occasione per celebrare le lotte per l'emancipazione e le conquiste sociali del movimento femminista negli ultimi decenni. Ben poco è rimasto di tutto questo nel sentire collettivo intorno alla festa della donna.
Stufo del folklore che sempre più contamina le ricorrenze della storia e ne corrompe il significato, io l'8 marzo non ho regalato mimose.
Postato 09/03/2009
alle ore 00:40
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Postato 23/02/2009
alle ore 18:13
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Categorie del post: musica, politica, attualità Grazie per i vostri commenti|commenti (1)
Per caso sono ripassato da queste parti e mi sono accorto che non aggiorno più il blog da due mesi e mezzo esatti.
Nel frattempo un altro anno se n'è andato, insieme con uno dei peggiori presidenti nella storia degli Stati Uniti. Il mondo è cambiato, l'Italia è rimasta sempre uguale.
Io, nel mio piccolo, ho dato un paio di esami.

Video dell'anno: Pete Seeger canta Woody Guthrie alla folla del Lincoln Memorial..
Postato 16/02/2009
alle ore 09:24
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"Ottobre è passato da un pezzo.. E i libri? Non piovono più!". Così chiosava un amico dopo l'ultima presentazione della rassegna che quest'anno mi ha impegnato per più di un mese e mezzo, dallo spettacolo di Stefano Benni dell'8 ottobre all'incontro con gli scrittori torinesi della settimana scorsa. Tante soddisfazioni, qualche piccola delusione, una marea di imprevisti, un bel po' di nuovi amici, nel complesso se potessi tornare indietro la rifarei esattamente uguale.
Mi sono tuffato a capofitto nel mondo della letteratura e ci ho preso gusto. Adesso ho paura di annoiarmi. Da gennaio mi inventerò di nuovo qualcosa.
Stay tuned!
Postato 30/11/2008
alle ore 18:14
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Mentre negli Stati Uniti c'è chi vince le elezioni e fa sognare la gente nel nome della parola "cambiamento", in Italia dopo 14 anni dall'inizio della Seconda Repubblica non è cambiato assolutamente nulla. Lo stesso discorso che segnò l'ingresso nella scena politica del nostro paese di uno dei personaggi più significativi della storia d'Italia dal dopoguerra, ne conferma oggi la leadership assoluta.
Come sempre, il mondo che ci circonda continua a girare e il nostro paese non è in grado di stargli al passo. Con l'inerzia di una società vecchia e immobile continuiamo a cedere alle lusinghe di una nomenclatura cialtrona, che fa del fumo negli occhi la strategia occulta del proprio agire politico.
Postato 21/11/2008
alle ore 23:59
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Categorie del post: politica, attualità Grazie per i vostri commenti|commenti (4)
E' tutto pronto. Chitarre e cornetti nella notte prima della partenza. Ultimi minuti, scopone scientifico, sbadigli, caffè, sonno. A Roma clima tesissimo, ultime notizie innervosiscono l'attesa. Genova non aiuta.
Ma non c'è più tempo per pensare. Bisogna partire.
Postato 14/11/2008
alle ore 01:19
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